rapporto montagne italia 2016

Rapporto Montagne Italia 2016

Con questo Rapporto la montagna torna a parlare al Paese. Lo fa attraverso i numeri e le carte che illustrano le dinamiche socio economiche che l’attraversano e sottolineano la esigenza del plurale quando si parla di terre alte. Nella prima parte, infatti, si evidenziano e commentano i dati relativi alla demografia, con grande attenzione ai segnali in controtendenza rispetto al progressivo spopolamento che ha caratterizzato i territori montani. Segnali che evidenziano come politiche di sviluppo che creano possibilità occupazionali e aprono prospettive di vita e di lavoro contribuiscano sensibilmente a frenare lo spopolamento e a invertire la tendenza. Non solo; la montagna si caratterizza sempre più come luogo dell’accoglienza, aperto a quei migranti che possono rappresentare una vera opportunità se si mettono in campo politiche di inclusione. Resta aperta la riflessione sul welfare nei territori montani, sull’o erta di servizi di cittadinanza e anche su quelli rivolti alle imprese e quindi sulle soluzioni innovative (molte delle quali già abbondantemente sperimentate altrove) che possono derivare da un uso della rete, là dove la banda larga lo consente. Non si tratta, per chiarezza, di riproporre nelle aree montane un modello o degli stili di vita metropolitani. Non è questo che vuole chi ha scelto di vivere in quelle aree. E’ un dovere, invece, quello di garantire l’accesso a diritti primari come la salute, l’istruzione, la formazione, l’informazione, superando la condizione di permanente fragilità e vulnerabilità che rischiano di caratterizzare la vita di chi lì si trova. Anche quella delle imprese..
I dati ci raccontano che la crisi ha colpito anche nelle aree montane. Eppure vi sono segnali interessanti, come quello delle imprese straniere e nella parte in cui si affronta il tema della sostenibilità si evidenziano luci e ombre di questa fase. La montagna sospesa tra notevoli opportunità, prima fra tutte la valorizzazione del suo immenso capitale naturale, considerata l’introduzione del pagamento dei ser- vizi ecosistemici operata con l’approvazione del Collegato ambientale e le criticità da affrontare. Queste ultime riguardano principalmente i temi della mobilità/ connettività, della manutenzione del territorio e, quindi, della gestione del rischio idrogeologico, connessi alla contrazione del lavoro nel settore primario. Per questo, il riconoscimento del ruolo svolto dall’agricoltura e dal territorio agroforestale nei confronti dei servizi ecosistemici, e l’invito a remunerare gli imprenditori agricoli che proteggono, tutelano o forniscono tali servizi rappresentano decisivi passi in avanti e come tali vengono percepiti. Si aprono quindi prospettive nuove che richiedono però un salto culturale e chiamano la montagna ad emanciparsi da condizione di perenne marginalità e ad immaginarsi quale protagonista dello sviluppo e di una rinnovata e diversa relazione con gli altri territori. Ciò non significa che i diversi attori sociali, economici ed istituzionali che operano, non senza difficoltà, in queste aree non abbiano bisogno di sostegno e supporto. Tra i compiti che la Fondazione si è data ci sono anche questi. Ma è soprattutto in connessione con l’implementazione di interventi e strategie nazionali e europee che possono rivestire una funzione nevralgica per il futuro della montagna che deve prevedersi un concreto apporto in termini di assistenza tecnica capace di connettersi con la dimensione locale.
A quello dei dati abbiamo voluto aggiungere con alcuni brevi focus su tematiche o esperienze particolari, un ulteriore racconto di esperienze che rappresentano un invito a ragionare su temi come il welfare locale, sulla possibilità di attivare nuovi servizi, oppure su questioni aperte, come quelle legate al rinnovo delle concessioni idrogeologiche, su cui il legislatore sarà chiamato a pronunciarsi. Inoltre, si è voluto richiamare l’attenzione su alcuni strumenti come l’Art bonus che anche i Comuni montani possono utilizzare per interventi di riqualificazione e recupero di patrimonio storico artistico, così di uso nel nostro Paese. Sono altrettanti ambiti di lavoro e di iniziativa della Fondazione Montagne Italia
Parlano i dati, dunque, ma non solo quelli. La scelta della Fondazione, n dalla prima edizione del Rapporto, è stata quella di far esprimere la montagna nelle sue diverse articolazioni, dando la parola a chi nelle terre alte vive , lavora e magari si impegna nelle istituzioni. Nel 2015 erano stati i Sindaci e altre gure impegnate nelle istituzioni a illustraci la loro visione, quella di chi si adopera per governare questa parte del Paese. Erano emerse criticità, come era prevedibile, accanto al forte legame col territorio, alla individuazione di importanti risorse da valorizzare, a partire dal patrimonio naturale, per fare delle montagne il luogo dove sperimentare un nuovo, articolato modello di sviluppo. Da qui la richiesta di infrastrutturazione, le aspettative connesse a novità normative, allora in fase di discussione, relative all’introduzione del pagamento dei servizi eco sistemici, a nuovi strumenti di governace e nei confronti di nuove politiche, a partire dalla Strategia Aree Interne In sostanza, ci si proponeva di ripartire dai nodi fondamentali (salute, istruzione, mobilità/connessione) per tornare a ragionare di politiche di sviluppo in grado di determinare una inversione demografica. Quest’anno la parola è stata data al mondo delle imprese, a quanti continuano a fare della montagna italiana un luogo produttivo, ricco di eccellenze, come si è potuto veri care l’anno scorso all’Expò. Seicento imprenditori a cui è stato chiesto di raccontare la propria esperienza, le esigenze di chi fa impresa e le aspettative per il futuro. Ne è emerso un quadro non banale e tutt’altro che scontato. Radicamento e clientela locale per imprese che nella maggior parte dei casi si tramandano di generazione in generazione, l’utilizzo del passaparola per aggregare clientela (non manca un uso comunque di uso della rete), segno dell’importanza, soprattutto negli ambiti più circoscritti, dell’aspetto reputazionale, sono elementi che caratterizzano le imprese montane. D’altra parte, per tre quarti degli intervistati il legame con il territorio ha costituito un fattore fondamentale nella scelta della localizzazione. Quest’ultima peraltro è ritenuta un punto di forza per un terzo degli intervistati. Più di quanti ritengano il contrario. Anche qui, la reputazione territoriale è ritenuta un vero e proprio punto di forza, soprattutto al Nord e in alta montagna ed in particolare nel settore primario, nel commercio e nella ristorazione. Sentono di avere potenzialità e chiedono di essere supportate per farle esplodere. Anche per questo esprimono insoddisfazione per istituzioni nazionali e continentali che avvertono lontane.
Le richieste che formulano sono forse più prevedibili, anche alla luce del Rapporto 2015, dal momento che ineriscono semplificazione burocratica e scale, adeguamento infrastrutturale traducibili in maggiore connessione con altri territori e facilità di accesso per chi vuole recarsi nelle terre alte. Infatti, spesso, produzioni insufficienti per accedere ai mercati cittadini possono però costituire un richiamo per il consumo in loco, per viaggiatori interessati al territorio per la bellezza, per le pratiche che consente, per la cura delle relazioni e, nell’o erta, ai prodotti (alimentari inclusi) che di quel territorio esprime. Anche dalle interviste qualitative emerge pertanto la richiesta di intervenire sulle infrastrutture, oltre che di supportare il territorio nell’accesso alle opportunità che in questa fase il legislatore, o l’Unione Europea mette a disposizione. C’è anche l’orgoglio di operare in montagna, consapevoli che ciò vuol dire aver contribuito a tenere viva una parte fondamentale del Paese.
Gli intervistati colgono peraltro le novità contenute nel Collegato Ambientale e il mutamento di prospettiva che determina, introducendo la Strategia delle Green Communities e il pagamento dei servizi eco sistemici, senza nascondersi gli ostacoli presenti sulla strada che porta alla fase attuativa della norma, sottolineando l’esigenza del coinvolgimento pieno del mondo produttivo.
Il Presidente Borghi nella sua prefazione ha richiamato i tratti distintivi del contesto e della fase in cui ci troviamo. Leggendo i risultati delle indagini alla luce delle tendenze socio economiche rilevate, possiamo dire che complessivamente, si guarda con fiducia al futuro, disponibili a investire, energie e risorse, in particolare per affermare una nuova cultura della montagna: la montagna come risorsa, come luogo dell’innovazione, pilastro del nuovo modello di sviluppo del Paese. La Fondazione è al lavoro per questo.

Luca Lo Bianco
Direttore scientifico Fondazione Montagne Italia

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