Rapporto Montagne Italia 2015

La fotografia del territorio montano che emerge da questo Rapporto ci restituisce uno spazio la cui funzione strategica troppo spesso sfugge alla politica nazionale. Su quel 58,2 % di territorio nazionale, sul quale risiede una popolazione di 14.310.751 abitanti in oltre 4200 comuni, quasi un quarto della popolazione italiana, si gioca infatti la sfida della modernità.
Le risorse del territorio montano, a partire dai servizi ecosistemici che è in grado di offrire rappresentano un fattore vitale per lo sviluppo armonico del territorio, men- tre legno e acqua sono fondamentali per la realizzazione di un futuro nel quale si riesca ad innalzare la nostra capacità di autoproduzione energetica sostenibile, affrancandoci quanto possibile da sempre più onerosi combustibili fossili d’importazione.
In sostanza, il passaggio a una economia sostenibile nel nostro Paese non può pre- scindere dalla montagna. Il territorio montano è peraltro già oggi il l’ambito nel quale operano numerosi distretti produttivi che continuano a garantire all’Italia una capacità competitiva internazionale, e rappresenta il tessuto connettivo indispensabile sul quale si innervano le economie del turismo, dell’enogastronomia e dell’agroalimentare.
Aree e territori vivi, che garantiscono manutenzione e gestione territoriale, primo fattore di prevenzione dei rischi idrogeologici che in questi anni hanno colpito di- verse aree del Paese.
Tornare a discutere di territorio, di valorizzazione delle risorse, di strategie di svilup- po è anzitutto il modo di restituire alla politica la sua funzione e quello di elevare la capacità di governo delle istituzioni locali e nazionali, rimettendole in connessione con i cittadini. A partire, appunto dai territori. Per farlo c’è bisogno di conoscenza e competenza. Per questo, per le informazioni che fornisce ai decisori politici, per la discussione che può animare questo Rapporto è importante: e non è un caso se Fondazione Montagne Italia ha voluto ripartire da qui, da un’analisi compiuta delle dinamiche socio economiche dei territori montani.
Ne emerge principalmente un dato complessivo: il territorio montano svolge oggi una funzione assolutamente essenziale per la modernizzazione del Paese, e quindi la sua gestione e la sua tutela sono fattori chiave su cui lavorare per assicurare all’Italia un futuro migliore e più equo.

Mette inoltre in risalto che c’è una generazione di sindaci consapevoli non solo delle criticità ma anche delle potenzialità dei territori che governano.
Non a caso individuano nei servizi sociosanitari e nella carenza della dotazione infrastrutturale le principali questioni da affrontare se si vuole parlare di rilancio dell’economia montana, di ripopolamento e conseguente manutenzione territoriale. Coglieva quindi nel segno la Strategia aree interne nell’individuare nella scuola, nella sanità e nella mobilità i pilastri di una strategia di rilancio.
Per questo, non è più possibile eludere la questione della governance territoriale, di quale ruolo debbano avere le popolazioni locali organizzate nelle loro autonomie e a quale modello di istituzionale ci si debba ispirare per assicurare efficienza e democrazia.
La recente istituzione delle Unioni montane di Comuni rappresenta il modello isti- tuzionale dal quale partire per una gestione associata e condivisa dei servizi, realiz- zando economie di scala, puntando su politiche di sviluppo in grado di garantire benessere economico, sostenibilità ambientale e coesione sociale.
La politica deve recuperare la dimensione strategica, l’ambizione di costruire un fu- turo nel quale il territorio, le sue risorse, i suoi abitanti e le sue istituzioni diventino i protagonisti di in un progetto complessivo di sviluppo della montagna.

Enrico Borghi
Presidente Fondazione Montagne Italia

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One thought on “Rapporto Montagne Italia 2015

  1. Maurizio

    Grazie e complimenti per questo Rapporto davvero ricco di indicazioni nuove e di conferme importanti. Le Montagne italiane si confermano ancora una volta ricche di risorse, ad esempio di prodotti tipici. Tuttavia, nella mia piccola esperienza, solo pochi comuni montani hanno un piatto tipico riconducibile in modo inequivocabile a questi prodotti e al proprio territorio, il cui nome, la cui ricetta-tipo e la cui estetica sono studiati e sono oggetto di brevetto. Questa è solo un’inezia eppure pochi comuni montani si muovono con convinzione e grinta per caratterizzare il proprio territorio. Da agente di sviluppo credo resti molta strada da fare per passare da Montagne ricche di risorse a Montagne competitive ad esempio nello stesso turismo rurale e in grado di difendere i propri vantaggi. Personalmente considero questa, forse, come la sfida più impegnativa.

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